Google aggiorna
il proprio algoritmo di ricerca su mobile. Ecco cosa fare per affrontare il
D-day
Gli
esperti di seo chiamano la giornata di oggi “Mobilegaddon”, e l’evento
avrà effettivamente un impatto significativo dato che rappresenta il primo
cambiamento dell’algoritmo di Google annunciato ufficialmente dall’azienda.
Google cambia il modo in cui classificare
le pagine web mobile (le pagine online che
vengono caricate dai dispositivi mobili). Per alcune aziende tutto ciò
comporterà la modifica del posizionamento nelle ricerche su Google, in base a
quanto velocemente le pagine del sito saranno visibili sui dispositivi mobile.
A mio avviso ci troviamo in mezzo alla più grande tempesta Internet
mai vista prima! I dispositivi mobile stanno diventando lo strumento principale
di accesso dei consumatori ai servizi online. Per questo motivo le conseguenze
della decisione presa oggi da Google saranno significative e riguarderanno le
aziende indipendentemente dal settore di mercato in cui operano, perché tutti,
in modo diverso ma simile, sono toccati dalla trasformazione digitale.
Il Responsive Design è la risposta?
Molte aziende non hanno ancora messo in atto una strategia idonea per le
prestazioni mobile e subiranno immediatamente conseguenze negative in termini
di visibilità da parte dei consumatori che navigano sul web attraverso i propri
dispositivi mobile. Questo si tradurrà per alcuni in una perdita economica
rispetto ai prodotti e servizi offerti sul web e in una minore fedeltà dei
consumatori. In un contesto sempre più multicanale, infatti, le aziende devono
essere in grado di offrire ai clienti un’esperienza d’uso di qualità, a
prescindere dal dispositivo utilizzato e in qualsiasi momento – per evitare che
scelgano di passare alla concorrenza.
Alcune aziende, invece, hanno già avviato un processo di Responsive
Design, per rendere i siti e il layout compatibili per la visualizzazione su
diversi dispositivi. Di base, si tratta di una prima risposta utile al
“mobilegaddon” perché guardando a indicatori chiamati KDI (Key Delivery
Indicators), si prendono in esame criteri come le dimensioni della pagina in
byte, il numero di host (terze parti), come viene richiamato il sito, il numero
di connessioni e oggetti richiesti.
Spesso però il Responsive Design non stima correttamente la quantità di tempo
che i server hanno bisogno per rispondere a una richiesta proveniente da
mobile. I siti mobile sono altrettanto complessi quanto i siti web tradizionali
e spesso utilizzano gli stessi servizi di back-end. Tutto quello che rallenta
la pagina lato server (codice non-ottimizzato, server applicativi sotto
pressione, pool di database sovraffollati e altro ancora) può avere un impatto
su come un sito si posizionerà nelle ricerche di Google.
Senza contare che il tempo di risposta ha un’importanza enorme! Come dimostrano
le nostre ricerche, l'80% degli utenti abbandona un sito o di un'applicazione quando
incorre in malfunzionamenti, e il 46% si rivolge ad altri se un'applicazione o
un sito web (desktop o mobile) impiega più di 3 secondi a reagire.
Affrontare il mobilegaddon è ancora possibile!
Google ha reso disponibile uno strumento utile e semplice, Mobile-Friendly test, che permette di vedere
se un sito è pronto per il mobile. È possibile scoprire
come la Google-bot vede le pagine e se alcune risorse nella versione mobile
comportano delle interruzioni. Questo è un primo grande passo, ma mancano
ancora dei dettagli fondamentali che portano a differenziare la pagina per il mobile
e i risultati sul motore di ricerca.
Nella sua Mobile guide, Google vi indirizza verso le PageSpeed Insights con
un punteggio su una scala da 0-100, che di per sé non è
estremamente significativo dato che manca un termine di paragone!
Un ulteriore passo in avanti può esser fatto utilizzando
gratuitamente un tool come Dynatrace mobile test , che consente di verificare dove realmente si verificano i colli di
bottiglia delle prestazioni mobile e web e, confrontano le prestazioni di un
sito con quelle di altri siti simili, permette di analizzare in dettaglio le
proprie performance rispetto a quelle di un competitor e del mercato di
riferimento.
Ritengo quindi che gli strumenti esitano; abbiamo le armi giuste!
Piuttosto che rimanere inerti e aspettare che il posizionamento in classifica
cambi prima di metterci mano, dobbiamo affrontare il mobilegaddon ora, a
partire dalla comprensione di cosa effettivamente possiamo fare per migliorare
le prestazioni mobile del nostro sito.
Riflessione a cura di David Jones, APM Technical Evangelist di
Dynatrace
Fonte: Comunicato stampa